sabato 8 ottobre 2016


IL 23 MARZO 1921, IN SEGNO DI PROTESTA PER L' ARRESTO DEL LORO CAPO ENRICO MALATESTA, GLI ANARCHICI COLLOCANO UNA POTENTE CARICA DI ESPLOSIVO IN UN TEATRO MILANESE . NELLA TERRIFICANTE ESPLOSIONE PERDONO LA VITA 
 VENTUNO INNOCENTI MENTRE ALTRI OTTANTA RESTANO FERITI

LE BARE
L' INTERNO DEL TEATRO DOPO L' ESPLOSIONE

IL 23 MARZO 1921 I ROSSI SI MACCHIAVANO DI UN DELITTO MOSTRUOSO.
PER PROTESTARE CONTRO L' ARRESTO DEL LORO CAPO ENRICO MALATESTA, ALCUNI ANARCHICI LANCIAVANO UNA BOMBA ALL' INTERNO DEL TEATRO MILANESE  DIANA, GREMITO DI SPETTATORI UCCIDENDO VENTIDUE PERSONE E FERENDONE CIRCA SESSANTA.
L' AVVENIMENTO SUSCITA ORRORE E RACCAPRICCIO NELL' OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E STRANIERA.
GLI ITALIANI, IN PARTICOLARE, SI AVVICINANO MAGGIORMENTE AL GIOVANE MOVIMENTO FASCISTA, CHE SI PRESENTA COME IL SOLO ORGANISMO POLITICO CAPACE DI TENERE TESTA AI ROSSI DI TUTTE LE TENDENZE E AL LORO TERRORISMO ORMAI SENZA LIMITI.
MUSSOLINI SUL "POPOLO D' ITALIA" DEL 24 MARZO SCRIVEVA : "E' UN GESTO CHE RIABILITA LE PIU' SELVAGGE TRIBU' DEL DESERTO.....L' ECCIDIO DI IERI SERA SOLLEVERA' UNA FORMIDABILE ONDATA DI SDEGNO E DI ODIO. L' ATTENTATO E' STATO NON SOLO BARBARICO E CRUDELISSIMO, MA INUTILE E STUPIDO".
INFATTI, I RISULTATI ERANO NETTAMENTE CONTROPRODUCENTI, PERCHE' SERVIVANO SOLTANTO A RAFFORZARE IL FASCISMO NELLE SPERANZE DEGLI ITALIANI.
"NESSUN INCIDENTE DEVE TURBARE LA MANIFESTAZIONE DI CORDOGLIO".
ALLE ESEGUE DELLE VITTIME PARTECIPAVA TUTTA MILANO; IN TESTA AL CORTEO MUSSOLINI E I FASCISTI INQUADRATI MILITARMENTE.







IL CORTEO FUNEBRE SFILA FRA DUE ALI DI POPOLO COMMOSSO

La strage del Diana 
Avvenne al Kursaal Diana a Milano il 23 marzo 1921, in seguito ad un attentato dinamitardo che causò 21 morti e 80 feriti.
Nell'infuocato clima sociale del cosiddetto biennio rosso che precedette la marcia su Roma, l'alta borghesia milanese era solita frequentare il circolo Kursaal Diana, per svolgere attività sportive, culturali e ludiche.
L'attentato era stato ordito per colpire il questore Giovanni Gasti che si riteneva risiedesse in un appartamento posto sopra il teatro. La sera del 23 marzo furono posizionati 160 candelotti di gelatina esplosiva in una cesta, ricoperti da paglia e bottiglie vuote, poi collocata nei pressi dell'ingresso riservato agli artisti che portava dall'albergo alla contigua sala di spettacolo.
Quella sera, presso il teatro del circolo, era in programma la quindicesima e ultima replica della La Mazurka blu (Die blaue Mazur) di Franz Lehár, portata in scena dalla Compagnia Darclèe ed accompagnata dall'orchestra diretta dal maestro Giuseppe Berrettoni. Dietro le quinte, per tutto il giorno, aveva regnato una certa agitazione. Per protestare contro il licenziamento di un collega, infatti, gli orchestrali avevano indetto uno sciopero improvviso e le trattative per farlo rientrare si protrassero lungamente, per raggiungere un accordo tra le due parti solo quando gli spettatori che gremivano la sala già rumoreggiavano per il forte ritardo.
Alle 22.40, dopo il lungo trillo che finalmente annunciava l'inizio dello spettacolo, il folto pubblico prese posto e fu in quel momento che un bomba esplose frantumando la muratura e investendo le prime file degli spettatori e la buca dell'orchestra. Rimasero ferite circa 80 persone e 17 furono i morti, destinati a diventare 21 nelle ore successive.
Le indagini furono immediatamente avviate e coordinate proprio dal questore Giovanni Gasti, presente in sala, indirizzandosi verso il giovane anarchico Antonio Pietropaolo, fuggito da una carrozza fermata al posto di blocco in corso Monforte, dove erano state ritrovate due rivoltelle e alcune bombe a mano, e catturato dopo un breve inseguimento.
Nel contempo, una squadra d'azione che si trovava nei paraggi, richiamata sul posto dal boato, decise un'immediata azione di rappresaglia che venne attuata  contro la sede del giornale socialista Avanti!, in via San Gregorio, e dando alle fiamme la redazione del giornale anarchico Umanità Nova, in via Carlo Goldoni.

Nel giro di poche settimane, l'arresto di Pietropaolo fu seguito da decine di arresti effettuati nell'ambiente degli anarchici individualisti lombardi. Alcuni sospetti, come Pietro Bruzzi, riuscirono a dileguarsi e riparare all'estero.
Il processo contro gli attentatori anarchici ebbe inizio il 9 maggio 1922, avanti la Corte di Assise di piazza Fontana e nella stessa aula dove era stato processato Gaetano Bresci.


Il 1º giugno fu pronunciata la sentenza che individuava come autori materiali della strage e condannava all'ergastolo il bergamasco Ettore Aguggini, di 19 anni, e i mantovani Giuseppe Mariani, di 23 anni, e Giuseppe Boldrini, di 28 anni, che si proclamerà sempre innocente. Gli altri 16 imputati, ritenuti complici, furono condannati a pene varianti tra i 15 e i 4 anni di carcere.


LE VITTIME FURONO :
       Alessandro Lorenzi, 22 anni
        Angelo Rastelli, 32 anni
        Enrico Aldi, 24 anni
        Ernesto Troeschel – professore di violino
        Ettore Pecorara, 28 anni
Gemma Malatesta, 40 anni – professoressa di armonium
         Giuseppe Maggi, 17 anni - studente
Giuseppe Marano, 24 anni
        Leontina Rossi, 5 anni
Margherita Calabresi Leoni, 29 anni – professoressa di violino
         Mario Tedeschi, 31 anni – professore di oboe
        Mosè Arbizzoni, 23 anni
         Pietro Boni – professore d’ orchestra
         Pietro Lazzari
         Renzo Rosi, 17 anni
         Rosa Passoni Nastri, 40 anni
         Salvatore Merrone, 50 anni
        Vitaliano Majocchi, 33 anni
         Vittoria Troeschel, 20 anni

GLI ATTI DI MORTE DEI CADUTI DEL DIANA

L' USCITA DI SICUREZZA DEL TEATRO DIANA
DOVE VENNE POSTO IL MICIDIALE ORDIGNO.
LE SARACINESCHE DIVELTE E CONTORTE DOPO LA TREMENDA ESPLOSIONE




LA SALA DEL TEATRO DIANA DOPO L' ESPLOSIONE



MUSSOLINI INCONTRA LE SORELLE LINA E IDA CRIPPA
RIMASTE MUTILATE PER LO SCOPPIO DELLA BOMBA


LA PRIMA PAGINA DEL QUOTIDIANO " LA STAMPA" 
CHE RIPORTA LA NOTIZIA DELLA STRAGE 

IL "POPOLO D' ITALIA" DEL 27 MARZO 1921


IL "POPOLO D' ITALIA" DEL 26 MARZO 1921

In queste tre foto, provenienti dalla Domenica del Corriere del 3-10 aprile 1921, si può notare la presenza di alcune guardie regie (nella prima, di spalle, un agente investigativo o un funzionario di PS probabilmente lo stesso che appare nella seconda foto)  sulla scena della strage del teatro Diana, in via Mascagni a Milano.
La sera del 23 marzo 1921 tre giovani anarchici decisi ad assassinare il questore di Milano Gasti depongono una valigia contenente un ingente quantitativo di esplosivo su quella che ritengono essere l'uscita posteriore dell'hotel Diana, dove alloggia il questore. In realtà la porta è una delle uscite del teatro Diana, dove si sta svolgendo la rappresentazione dell'operetta "la mazurka blu". Il teatro è affollato di spettatori e, quando la bomba esplode, dilania pubblico ed orchestrali, provocando 23 morti e decine di feriti. E' la prima delle innumerevoli stragi che durante il XX Secolo dilania il nostro Paese, anche se una delle poche con dei colpevoli accertati. 

Nella foto, proveniente dalla Domenica del Corriere del marzo 1922 sono ritratti il questore di Milano Giovanni Gasti, il quale era il reale obiettivo dell'attentato anarchico costato la strage del teatro Diana, e il vicecommissario Giovanni Rizzo, l'uomo che con le sue indagini porta alla cattura dei responsabili materiali dell'eccidio e del loro gruppo.

I due funzionari sono delle leggende della Polizia italiana negli anni tra il 1900 ed il 1930.

Il questore Giovanni Gasti insieme al professor Salvatore Ottolenghi è di fatto il fondatore della Polizia Scientifica italiana, tanto da diventare nei primi anni del '900 il direttore dell'Ufficio Identificazione della Polizia italiana. Ciò che è la Polizia Scientifica italiana oggi lo dobbiamo a Giovanni Gasti, il quale nel 1917 diventa capo dell'Ufficio Centrale di Investigazione, 


l'antenato dei futuri SISDE e AISI.

Nei primi anni '20 come questore di Milano stronca con durezza il giro di corruzione che coinvolge uomini delle Forze dell'Ordine e ferrovieri responsabili dei furti sui vagoni ferroviari nelle stazioni milanesi e dell'assassinio dell'agente investigativo Fidenzio Manni.

Il commissario Rizzo è un poliziotto di strada che appare più volte nelle cronache dei giornali milanesi degli anni '20 e '30. Oltre ad avere catturato gli stragisti del Diana ed avere arrestato spacciatori di cocaina, assassini, criminali comuni e politici, nel 1927 guida la caccia alla banda del bandito Pollastro, responsabile di numerosi omicidi e rapine nella seconda metà degli anni '20.


ALTRE DUE CRONACHE DELL' INFUOCATO PRIMO SETTEMBRE 1921, 
APPARSE NEL "CORRIERE DELLA SERA".
A SINISTRA : LA NOTIZIA CHE UN ANARCHICO HA 
ATTENTATO ALLA VITA DI BENITO MUSSOLINI.
A DESTRA : LA RUBRICA "I CONFLITTI ", NELLA QUALE, OGNI GIORNO , VENIVANO ELENCATI GLI EPISODI DI SANGUE CHE SI VERIFICAVANO IN ITALIA.
LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL MAGGIO 1921, CHE VIDE I FASCISTI PORTARE 35 DEPUTATI IN PARLAMENTO, VENNE FUNESTATA DA GRAVISSIMI ECCIDI.
SOLO NEL CORSO DELLA GIORNATA DELLE VOTAZIONI, 
RESTARONO UCCISI QUINDICI FASCISTI.